La famiglia nella nostra società: fardello da gestire o valore da sostenere?

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Vogliamo porre l'attenzione su una forte contraddizione che continua a contraddistinguere la nostra società quando si parla di famiglia e di azioni di supporto che lo stato, le istituzioni, le aziende dovrebbero mettere in atto per consentire ai genitori di prendersi cura delle loro figlie e dei loro figli senza per questo mettere in crisi la loro vita lavorativa.


In realtà, la contraddizione sta proprio nel fatto che quasi mai si parla di genitori, cioè di madri e di padri, ma soltanto di madri.  
Le madri che devono barcamenarsi tra cura dei figli e lavoro.
Le madri che devono scegliere tra famiglia e attività lavorativa retribuita (al di là che questa consista in un lavoro che implichi la vera realizzazione delle proprie aspirazioni e competenze  o in un semplice impiego che consenta di guadagnarsi da vivere).
Le madri che vanno aiutate.
Le madri che sembrano quasi essere un problema da gestire, sia per le istituzioni, che per le realtà lavorative.

Tutto ciò è in realtà privo di fondamento, per una ragione molto semplice: i genitori, di norma, sono due e le responsabilità della famiglia (salvo diverso reale desiderio consensuale dei suoi componenti) ricadono chiaramente su entrambi.
Non soltanto: quasi sempre i genitori sono anche persone che occupano un ruolo, attraverso le loro attività lavorative, di volontariato, ecc, nella società e il cui apporto sociale ha un valore.
Insomma è interesse anche della società, e non solo delle famiglie stesse, che quei genitori vengano messi nelle condizioni di poter continuare a dare un contributo alla collettività sia attraverso la loro attività lavorativa, o comunque extradomestica , che attraverso il loro ruolo di cura ed educazione familiare.

Le bambine e i bambini che oggi hanno bisogno di cure saranno, infatti, le cittadine e i cittadini di domani.

Sarebbe una grande perdita per tutte e per tutti una situazione in cui l'apporto femminile, nei vari contesti sociali e lavorativi, si riducesse drasticamente  a causa del "peso" dell'impegno domestico e familiare, come sarebbe, d'altro canto, altrettanto deleterio che i genitori non potessero dedicare un tempo adeguato alle loro bambine e ai loro bambini.
La soluzione appare evidente: permessi, congedi parentali, flessibilità lavorativa (smart working, ecc..) devono essere concessi e fruiti sia dalle madri che dai padri. In tal modo, oltre a garantire ad entrambi i genitori di svolgere il loro ruolo educativo e di cura, si ridurrebbero drasticamente le discriminazioni lavorative sulle donne.  
L'emancipazione femminile non può che implicare anche l'emancipazione maschile (emancipazione, prima di tutto, dal ruolo stereotipato di maschio individualista e votato soltanto alla carriera) e, di conseguenza, finalmente garantire una vera emancipazione della nostra società che non sia più solo retta e guidata dai "valori" individualisti del successo lavorativo e del potere economico ma che, una volta per tutte, faccia propri quei valori di condivisione, di cura, di cooperazione, tanto basilari per ogni forma di progresso umano.


- V.D. -

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